Hozro: materiali sugli artisti liguri



 


Webmostra


Claudio Ruggieri
BIANCO - NERO



Cantine Embriaci
3 - 18 novembre 1998









CLAUDIO RUGGIERI
bianco - nero

Primo tempo

Il lavoro di Claudio Ruggieri si è configurato, nelle sue prime uscite pubbliche, come un insieme di operazioni concettuali condotte su elementi contrapposti (e per ciò stesso legati) e su scarti di senso.

"Aree aeree" (1988) giocava la determinazione territoriale dell' "aerea" contro l'inafferrabilità dell'elemento "aereo", inscenava l'antitesi singolare fra elemento idrofilo e idrofugo all'interno di un evento elementare, rappresentato dall'evaporazione dell'acqua contenuta in un catino e nell'assorbimento dell'umidità così prodotta da parte di una pianta con radici aeree.

"Visibile/Invisibile", dello stesso anno, indicava la trasparenza dell'aria come raggiunta attraverso il precipitare delle componenti cromatiche diffuse, quasi per attrazione gravitazionale, verso il suolo, convogliate da speciali barre di vetro verso contenitori che, separandole, ne fissano l'identità e consentono loro di esistere ("Il colore non vive che nel buio del barattolo") in una sorta di essenzialità incontaminata.

"P P P" (1989), infine, trasformava una sequenza verbale costruita attraverso un procedimento di sottrazione (pialla/palla/pala) in un accostamento apparentemente nonsensical di oggetti dai cui tratti rispettivamente orizzontali, verticali, sferici scaturiva una definizione elementare dello spazio.

(In margine si può notare come, a distanza di tempo, si delinei un rapporto fra questi rituali, anodini al primo impatto, e la pittura. Come vi si possa scorgere una sorta di metafora dell'energia che si condensa ed evapora nel quadro, una trasposizione della fisicità che contraddistingue la stesura cromatica, un'indagine sulla spazialità illusionistica che si apre nella tela).

Secondo tempo

Con il ciclo "Da settembre", presentato nel 1994 da Satura, sulle tematiche antecedenti viene ad innestarsi un processo moltiplicatore, correlato al dato temporale. L'attenzione si sposta dal dispositivo, dalla macchina (quasi) alchemica, costruita per un funzionamento illimitato, alle determinazioni singole, immediate, ad immagini-oggetto, appunti - se si vuole - di un diario visivo. Sui milletrecento fogli si alternano immagini puntiformi, segni vagamente curvilinei, sagome umane e di animali. Un accumulo di istanti, di energie trasmesse e consumate, rese inattive fissandole sulla carta.

Ora

"Bianco e nero", nella sua esibita banalità (un volto bianco riprodotto cinquecento volte sull'invito, alcuni volti neri raffigurati sui disegni esposti) maschera una stratificazione complessa. Contrappone l'uno moltiplicato (o, più esattamente, clonato) all'insieme creato con l'accostamento di esemplari unici. Istituisce una circolarità fra opera e fruitore: il bianco ti arriva, tu arrivi al nero. Gioca la presenza del bianco contro l'assenza del nero e viceversa. Espande e insieme deterritorializza la mostra, dislocandola in una rete di cinquecento indirizzi che si aggiungono alla sede comunicata. E accenna, ancora, obliquamente al foglio e al segno, al pieno ed al vuoto, alla diversità radicale e all'identico atteggiarsi di due tratti di pennello.

Sandro Ricaldone

Genova, 1 Novembre 1998.








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