Hozro: materiali sulle arti visive a Genova





UGO SANGUINETI

Gli svolgimenti della pittura di Ugo Sanguineti poggiano su una base etica non discosta da quella di altri artisti appartenenti alla generazione degli anni '40.
Per Sanguineti "l'idea nasce dal vivere la realtà sociale, dal sentire alla base di una conquista di una vera evoluzione in cui l'uomo possa attuarsi in libert ed eguaglianza", dall'essere partecipi di "una cultura viva, negazione cioè dell'ignoranza, del sapere informativo, trito dall'uso" che costituisce "presupposto indispensabile per condurre avanti efficacemente la lotta ad ogni livello".
Sussiste quindi, nel suo approccio culturale, una forma d'impegno e di coinvolgimento nelle vicende contemporanee dell'uomo e della società che, pur senza incrinare l'autonomia dell'espressione artistica, le fornisce impulso e motivazioni.
Se comune (in particolare ad altri artisti del Tigullio, quali Grande, Martone e Sardo) può considerarsi il fondamento morale, del tutto indipendenti risultano invece gli esiti pittorici.
Partito dall'insegnamento di Nobile, in un'area di valenza espressionistica testimoniata dall'andamento concitato di lavori di soggetto naturalistico come Poema terra (1963) od altri incentrati sulla deformazione parossistica della figura (quale si riscontra, ad esempio, in Colloqui, 1964), la sua ricerca s'indirizza verso immagini ferocemente ironiche, spesso concentrate nella rappresentazione di figure emblematiche nell'organizzazione del potere (Il Re, i Cortigiani, la Favorita, il Savio-Saccente), elaborate in uno stile che gioca sapientamente le differenti carte del grottesco, toccando la sfera del comico-caricaturale, dell'alterazione eccessiva del reale, del bizzarro.
"Accade", ha scritto Germano Beringheli, che le opere "siano così leggibili come soffuse di contaminazioni 'barocche', riformistiche, tanto l'estenuata e corposa materialità pittoricistica e l'iconografia allegorica in veste di 'mostruosità' così come il materiale 'narrativo' che mette in evidenza l'ora e il qui del riferimento esistenziale. Insomma la 'trattatistica' illuminante i caratteri del Manierismo accosta e tocca nella pittura di Sanguineti la radice della alienazione dell'umano sotto violenza".
I tratti sinuosi che l'artista aggrega ipertroficamente - in una sorta d'arcimboldismo che nulla però concede al meraviglioso ed è al pittoresco - a comporre i suoi personaggi (figure "umano- vegetali", secondo un'espressione di Vico Faggi) corroborano sul piano dello stile l'ipotizzata connessione con l'universo manierista, cui si potrebbe forse ricondurre anche la terribilità simbolica di lavori come Per aver seguito Icaro (1986), ove il precipitare dei corpi è reso in un viluppo convulso di membra contratte, muscolo a muscolo, in un rigido spasmo da una linea ossessivamente ritorta.
In quest'opera cruciale, oltrepassato lo scenario mondano (oggi più che mai attuale) delle "fattucchiere" strumentalizzate "per nutrirci di menzogne", l'uomo-funambolo che altra volta avevamo scorto smarrirsi melanconicamente nella luna, sembra aver mutato - vittima delle sue velleità e della sua impotenza - l'incerto equilibrio cui lo si credeva costretto in un definitivo, angoscioso e peraltro immobile, precipitare.

s.r. (1995)





HOME PAGE

ARCHIVIO ARTISTI

MOSTRE A GENOVA