Hozro: materiali sulle arti visive a Genova





Sandro Ricaldone

BEVERLY PEPPER

TOTEMTANZ



Poco più d'un anno fa, all'inaugurazione della mostra "Futurismo: i grandi temi", in una delle sue prime uscite nella veste di assessore alla cultura, Ruggero Pierantoni aveva accennato all'arte come manifestazione creativa capace di immettere nella vita una certa dose di felicità. La cosa, un po' fuori degli schemi burocratici imperanti, aveva destato allora un'impressione favorevole. Alla prova dei fatti sembra, oggi, che avessimo presunto troppo dall'esprit de finesse che pure Pierantoni ha palesato in talune delle sue pubblicazioni. Tutto quel che sinora ha saputo darci in questa linea è la "prima mostra in ballo" all'ombra dei Totem di Beverly Pepper, già - e assai meglio - esposti, l'estate scorsa a Firenze, al Forte Belvedere. Non vogliamo qui occuparci della rivendicazione da Guinness dei primati, in verità non molto attendibile e comunque poco significativa. E appena di sfuggita notiamo che il titolo suggerisce un'idea del tutto falsa, dato che le sculture non hanno alcuna attinenza con il tema della danza e l'allestimento non risulta concepito in funzione degli eventi musicali programmati. Forse, dati i titoli in lingua latina (da cui traspare un approccio alle antichità italiche fra il turistico ed il kolossal hollywoodiano), si sarebbe più appropriatamente allestire sulle pelouses qualche banchetto trimalcionico o un'edizione della Vestale spontiniana.
Maggiore attenzione meritano gli aspetti finanziari, posto che secondo una delibera già approvata - per le sole "prime spese" sono stati stanziati seicento milioni, originariamente destinati alla programmazione di Palazzo Ducale, in stridente contrasto con le reiterate dichiarazioni dell'assessore sull'inesistenza di fondi per le mostre temporanee e sulla preferenza più volte ribadita per una pluralità di iniziative a basso costo rispetto alla strategia dei grandi eventi, necessariamente costosi e perciò meno frequenti, sperimentata sotto la gestione Meriana con le rassegne dedicate a Bernardo Strozzi ed a Van Dyck.
Ciò che risulta incomprensibile è l'idea di ripetere una mostra allestita l'estate scorsa in una sede vicina, toccata dal cosiddetto turismo d'arte, e più prestigiosa. Va da sé che ogni possibile audience, per quel che riguarda il circuito specificamente artistico è stata assorbita dal precedente fiorentino. Per di più, dato che il trasferimento a Genova non risultava previsto, su Firenze si è riversato anche il pubblico locale interessato al lavoro della scultrice americana. Che, per concludere, non è di livello tale da giustificare una replica così ravvicinata nel tempo. Contrariamente alla versione che si è voluta accreditare, Beverly Pepper non è "la più grande" scultrice vivente. A voler utilizzare appropriatamente i vocaboli, evitando l'abuso dei superlativi, si dovrebbe sostituire al termine "grande", un aggettivo come "notevole" o "valida". Grande, semmai, è stato il suo amico David Smith, che proprio a Voltri, in un'officina dell'Italsider, ha realizzato alcune delle sue opere migliori. Un ciclo che di Voltri porta il nome ma che nessuno, per quanto si conosce, ha mai tentato di esporre in città, neppure quando la Fondazione Prada, nel 1995, gli ha dedicato una splendida rassegna.


(Dicembre 1998)










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