Hozro: materiali sulle arti visive a Genova





PAOLO PALAGI

Nel fare giustizia di un'esposizione, un critico dal nome sintomatico (Peter Killer) osservava sul Tages Anzeiger che Paolo Palagi non ha bisogno di andare in cerca di idee. Deve, se mai, tenerle a freno. E questo - causa la refrattarietà ad ogni integrazione mostrata sin dai primi confronti (dichiarazione d'interesse e motivo di polemica) con i Neuen Wilden e la Pittura Colta - gli riesce abbastanza. Il suo discorso (pendolare - non rettilineo) non ha smentito la propria coerenza. Ha invece denunciato via via più chiaramente il suo nocciolo: antagonismo, dialettica scabra di polarità incompatibili. Fra "caldo" e "freddo". Non: tiepido/fresco ma rovente/gelido. Caos (vitale) vs. immobilità (ordine). Questa scissione si rispecchiava in principio nella compresenza di segno (di/segno, composizione) e gesto - pittura carica di espressività. Poi nello squarcio prodotto nel quadro monocromo dall'addensarsi dell'energia lungo il bordo marcato (spesso, azzurro) di una figura non più tale. Murata in "ombra". Campo di forze. Di nuovo ciò che sta "al di là" non è semplicemente imprevisto. E' antitetico. L'apertura è però ancora fittizia, rappresentata. Manchevole (non concreta). Ora quindi dalla tela - potrebbe essere il muro stesso - si distacca, ex-cresce, una forma plastica, "vivente". Sole che non emana ma raggruma la luce in materia accoppiato alla fissità d'un'immagine matematica. Specchiato in un rigore neutro (estremo).

s.r. (1985)





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