Hozro: materiali sulle arti visive a Genova





CARLO MERELLO: STILE E VALENZE SIMBOLICHE

Carlo Merello sembra esser giunto all'arte non per la via del talento ma per intima determinazione. Non che il talento gli faccia difetto: chi conosce la sua produzione grafica - in cui l'espressione è più varia ed autonoma - ne è avvertito. Ma, in passato, nei lavori di maggior impegno il talento veniva tenuto, volutamente, in secondo piano, subordinato all'idea ispiratrice dell'opera. E quest'ultima, spoglia di arricchimenti esteriori, appariva ardua da penetrare a chi non vi avesse riconosciuto il tramite per accedere ad una compatta architettura mentale.
Da ultimo però la ricerca d'essenzialità è giunta ad enucleare le immagini dallo sfondo in cui precedentemente si disponevano; ha conferito loro una valenza simbolica più esatta e profonda che - rispetto ai cicli eseguiti nel periodo anteriore (Genesis, 1983; Im/posture, 1984) - sopprime ogni divaricazione fra interiorità significata e parvenza significante. Che, eloquentemente, pur non rinunciando ad una fondamentale "stilizzazione" del tratto, si arricchisce (nelle rose "alate" ed "ombrose") anche sotto il profilo della godibilità estetica, con l'impiego di tonalità di colore più vive, con l'accostamento di materiali diversi, di contorni più morbidi.

s.r. (1985)

 

OPZIONE SIMBOLICA

Secondo una definizione platonica, gli artisti si distinguono in due categorie: gli "euretici", ossia coloro che si danno a riprodurre le fattezze del mondo materiale, ed i "poietici" che - per contro - si volgono ad esprimere l'Idea.
A questa seconda tendenza (di cui in epoca rinascimentale si sono fatti sostenitori Pico della Mirandola e Marsilio Ficino, per i quali l'arte rimane subordinata all'attività speculativa) possiamo ascrivere Carlo Merello, il cui percorso si è compiuto (sino ad ora) sotto la cifra antinomica della riduzione della traccia pittorica e della dilatazione dei significati.
L'aspetto della riduzione è pianamente avvertibile nella sostanziale espunzione del colore, nell'uniformità degli sfondi, nell'impiego di un tratto di derivazione grafica che tende all'annullamento dei fattori espressivi, che risolve l'articolazione complessa del linguaggio pittorico nell'univoca funzionalità denotativa del disegno.
È palmare la correlazione che si stabilisce fra la prospettazione formale di cui s'è detto e la ricerca di approfondimento del senso: il rigetto delle componenti estetiche appare intenzionalmente volto ad eliminare ogni interferenza emotiva che possa offuscare la costruzione semantica, contraddicendone la centralità.
Ne discende, su questo piano, una netta opzione simbolica, dispiegata dapprima avvalendosi di figure metamorfiche (Genesis, 1983) od attraverso l'invenzione di "ibridi" di singolare pregnanza (nei cicli delle Rose alate e di Im/posture, 1984), il recupero di presenze mitologiche (lo specchio di Pan, 1985; Le Furie, 1986) per rovesciarsi e rendersi infine esplicita nell'adozione di simbologie ermetiche accolte per trascrivere, in tavole la cui evidente combinatorietà di matrice linguistica non sopraffà la parvenza visiva d'intarsio simmetrico, i risultati della propria riflessione.

s.r. (1987)

 





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