Hozro: materiali sulle arti visive a Genova





UGO CARREGA
IO TENTO L'ASSOLUTO

 

Il titolo della mostra ("Io tento l'assoluto") se appare presuntuoso, è, nell'intenzione dell'autore, una "scoperta ingenuità". Egli intravede l'assoluto nell'abbandono della parola (secondo l'insegnamento di Emilio Villa); là dove le parole "sono sommesse"; in quel campo della significazione dove "il come è il Luogo dell'Assenza" per dirla con le sue parole; nell'interazione dei "vasi comunicanti" bretoniani. Senza entrare nel luogo della pittura egli ci mostra il luogo dell'assenza o il luogo delle immagini simboliche.

Diciamo qualcosa in più di questo suo tentativo.

La mostra è formata da:

1) cinque piccole pagine ben incorniciate in cui sono rappresentati i primi piani di cinque persone: l'autore stesso, il critico Ricaldone, i collezionisti Antonella e Fabrizio Boggiano, la gallerista Caterina Gualco. Le fotografie digitali riprese da Carrega sono state dallo stesso elaborate (al computer) per condurre la "apparenza" verso una "assenza" della persona. Le immagini ("iconospasmi" come le chiama Carrega) sono distanti dall'originale che rimane riconoscibile e hanno una funzione esemplificatoria perché, a livello di manipolazione digitale, potrebbero esere infinite. Si tratta di "mostrare una faccia diversa". Le cinque persone rappresenan il processo completo del "fare arte".


2) un vaso di fiori e sasso di torrente posati su una lastra di vetro spruzzata d'acqua. Il vaso porta al rovescio la scritta "io tento l'assoluto" che si legge riflessa nello specchio.

3) 17 + 1 lastre di ferro dolce, rugginoso, a fianco delle quali è collocata una carta dello stesso formato con sovrapposizione d'immagini, sulla base di un'immagine di lastra rugginosa. E' il "guardatore" della cosa che nella propria mente completerà l'associazione tra le due situazioni simboliche". Una lastra è collocata alle spalle del vaso: essa ha due ideogrammi cinesi che singolarmente valgono "corpo" e "cuore". Uniti hanno il significato di quel che noi diciamo "anima e corpo", "anima e sangue", "corpo e mente", "anima e carne". E' un po' la chiave di lettura della mostra. in cui l'esperienza continua di "trasformazione della materia in significante del significante in materia" viene ulteriormente (e l'autore spera, "poeticamente") ribadita.

Concludendo, con questi suoi ultimi lavori (1997/98) Carrega, pur tentando sempre la sua via "lirica", non dimentica mai la costante e unica, per lui, via dell'arte contemporanea come esperienza linguistica.

"minima teorica:
io ho tentato e continuo a tentare di fare della poesia e della pittura un'unica cosa così che la parola sia immagine visiva (oltre che mentale) e il segno/colore sia immagine mentale (oltre che visiva).
le mie pagine sono, in certo qual senso, dei poster, non finalizzati alla propaganda di un prodotto, ma finalizzati poeticamente al
"raccontare /oo (al "dirsi /oo)
un lavoro solitario e nascosto in un tempo in cui ad attrarre è preminentemente la spettacolarità e il rumore.
In questi lavori vorrei e-semplificare il "processo /oo per-seguito per tentare di giungere a quanto sopra descritto" (uc)

 

 

 




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