Hozro: materiali sulle arti visive a Genova







ASIAN ART

INSTALLAZIONI
A VILLA CROCE


Esplode in questo scorcio di fine millennio l'interesse per l'arte orientale contemporanea. L'ascesa avvenuta quasi in sordina, nell'affiorare di siti internet dedicati alla scena di Pechino o di Shangai ed all'avanguardia cinese, ha trovato una prima affermazione in Europa con la Biennale di Lione di due anni fa', allestita da Harald Szeeman, e la definitiva consacrazione, ad opera dello stesso critico svizzero, con la Biennale veneziana tuttora in corso, che ha assegnato uno dei suoi riconoscimenti più prestigiosi a Cai Guo-Quiang, un artista cinese attivo a New York autore di una complessa installazione volutamente incompiuta, "Rent Collecting Courtyard", che evoca le figure in terracotta ritrovate nel 1974 nella tomba dell'imperatore Qiu Shuhuangdi per marcare insieme il legame con la tradizione culturale del popolo cinese ed il distacco dall'arte di propaganda praticata nel suo paese sino a non molti anni fa.
Ed è proprio questo sguardo che abbraccia sia i retaggi del passato sia i mutamenti in atto, sintetizzato nella formula "Tradizioni / Tensioni" scelta per titolo di una grande manifestazione tenuta all'Asia Society ed al Queens Museum di New York sul finire del 1996, a caratterizzare la situazione odierna dell'arte orientale, in particolare in quei paesi in cui, a differenza del Giappone e della Corea del Sud, i modelli occidentali risultano meno diffusi. Lo si avverte con evidenza nella rassegna ordinata nell'ambito di "Asiart", evento dedicato all'arte contemporanea orientale proposto dal CE.L.S.O. in collaborazione con gli enti locali genovesi e liguri, nelle sale del Museo di Villa Croce ove sono presentate otto installazioni di autori provenienti dal Giappone, dalla Corea, dalla Cina e da Taiwan.
Qui, ancor meglio che nella kermesse veneziana (non solo per l'assenza di fattori dispersivi ma per la elevata qualità dei lavori esposti), il dilemma tradizione-modernità è nitidamente tematizzato - talora attraverso un'ironia stringente, talora invece con profonda intensità evocativa - accanto ad altri motivi che ne amplificano la risonanza, come l'antitesi fra natura e artificio.
Mentre Shingai Tanaka (cui è dedicata anche una personale ordinata nel Palazzo della Commenda) riprende in un grande lavoro su carta le modalità della disciplina calligrafica sottolineando però i valori universali del segno, Jiechang Yang - i cui lavori sono stati esposti nei mesi scorsi presso la Galleria dell'Accademia Centrale di Belle Arti di Pechino - mette in scena, con "Testament", una installazione che sembra polemizzare con il culto degli antenati. Sullo sfondo di un'ampia tela dipinta in nero, l'artista, la cui riflessione si è sovente appuntata sul tema della morte (fra le sue opere più note figurano alcuni dipinti intitolati "Guillotine"), dispone infatti un vaso ed un'iscrizione che prescrive: "quando morirò di morte innaturale, datemi in pasto ad una tigre e conservate i suoi escrementi".
Bing Xu, artista che dopo aver studiato calligrafia all'Accademia di Pechino ha lasciato la Cina in seguito al massacro di Piazza Tienanmen propone un allestimento senza titolo in cui riprende alcuni lavori realizzati negli ultimi anni ed in particolare "Book from the Sky" (1987-91) in cui presentava una moltitudine di volumi riempiti di caratteri che ricordavano nelle forme gli ideogrammi cinesi ma erano in realtà di sua invenzione, ad eccezione dei dieci numeri utilizzati nelle elezioni locali, volendo con questo sottolineare che "se uno non può votare l'immensa tradizione intellettuale cinese perde ogni significato".
Wu Mali tritura i libri, accumulandone i frammenti sul pavimento ("Zeropoint literature") o raccogliendoli feticisticamente in teche di plexiglas ("Books of Erotics"), secondo un procedimento già esibito alla Biennale di Venezia del 1995, quando con altri artisti fu selezionata per rappresentare Taiwan da una ristretta commissione internazionale di cui faceva parte il critico genovese Enrico Pedrini, promotore lo scorso anno della mostra di un altro autore taiwanese, Marvin Minto Fang, alla Fondazione Katinca Prini ed allo Studio Leonardi.
Izumi Oki, giapponese, ha costruito sulla sabbia una spirale di lastre di vetro di misurata ed aerea eleganza, mentre Uk-Sun Lee (Corea) ha raccolto sotto il titolo perentorio: "Silenzio! Artisti" un accrochage surreale formato da due braccia in gesso che fuoriescono dal muro indicando direzioni diverse e da un tavolino sul quale è distesa una grossa pietra spaccata.
Di grande impatto emotivo l'installazione "Foresta Celeste" del cinese Qi Kai Zang, folto intrico di bambù imitati con tessuti e armature in fil di ferro, costellato di segni calligrafici così come "La strada per Buddha for Genova" della coreana Sung-Keum Ahn, dove un gran numero di statue di Buddha, di differente dimensione, materiale e colori figurano sezionate e riunite, assiepate o disperse in uno spazio che acquisisce una profondità immateriale, contornato da rotoli che riportano in lingue diverse alcuni sutra.

s.r. (settembre 1999)

 

 




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